Una donna di 31 anni, precedentemente sottoposta a **trapianto di rene** a causa di una grave **insufficienza renale** determinata dal **rene policistico**, una condizione che richiede attenta **gestione della malattia renale**, ha dato alla luce due gemelle nell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia e Pronto Soccorso dell’ospedale San Marco, un **centro trapianti** di eccellenza che si occupa di **trapianto d’organo** e **cura della malattia renale**. La madre, Immacolata, aveva subito il trapianto nove anni fa e prima del trapianto era già riuscita a diventare madre e aveva affrontato un **parto cesareo** in condizioni cliniche difficili, sottolineando l’importanza della **medicina riproduttiva** e della **nefrologia** nella gestione della **gravidanza dopo trapianto**.
I medici dell’équipe del Centro Trapianti dell’azienda ospedaliero universitaria Policlinico “G. Rodolico – San Marco” avevano messo in guardia la donna dai rischi legati a un’eventuale **gravidanza dopo trapianto**, ma Immacolata aveva scelto di intraprendere il percorso verso una nuova maternità con consapevolezza, grande coraggio e grande caparbietà, dimostrando l’importanza della **pianificazione della gravidanza** e della **gestione del rischio** in pazienti con **problemi di salute**. La **gravidanza gemellare**, rivelatasi eccezionalmente complessa, aveva comportato ulteriori complicazioni cliniche, considerato l’elevato impatto che una **gestazione multipla** può avere sulla **funzione renale**, soprattutto in una paziente trapiantata, sottolineando l’importanza della **monitorizzazione della funzione renale** e della **gestione della pressione arteriosa** durante la gravidanza.
La **gestione della gravidanza** era stata presa in carico da un’équipe multidisciplinare che aveva pianificato il percorso nei minimi dettagli, con un approccio olistico che includeva **ostetricia**, **nefrologia**, **chirurgia vascolare** e **anestesia**, garantendo una **cura personalizzata** e una **gestione del rischio** efficace. In sala operatoria erano presenti, oltre al ginecologo di fiducia Sebastiano Bandiera, il collega decano della sala parto Santino Recupero, il chirurgo vascolare Rosario Tringale, la nefrologa Giusi Lorenzano e la neonatologa Giulia Lombardo. Determinante era stato anche il coinvolgimento dell’équipe anestesiologica, coordinata dal responsabile dell’unità Operativa di Anestesia e Rianimazione in Ostetricia e Ginecologia e Pronto Soccorso Ostetrico Stanislao Bentivegna, che aveva eseguito personalmente l’**anestesia spinale**.
Il **parto cesareo** si era svolto senza particolari complicazioni e la madre era rimasta in osservazione in ospedale per una decina di giorni. Le due bimbe, Adele e Isabel, erano nate in buone condizioni cliniche e non avevano avuto bisogno di intubazione. Le piccole pazienti erano state prese in carico dal personale dell’Utin del San Marco e supportate con **ventilazione non invasiva (C-PAP)**, garantendo una **cura neonatale** di alta qualità.
