La sera del 5 gennaio, Salvatore Alfio Privitera, un uomo di 37 anni, è stato vittima di un efferato omicidio di stampo mafioso, ucciso con un colpo di fucile alla nuca al Villaggio Ippocampo di Mare, una località nelle campagne di Carlentini, in provincia di Siracusa, nota per la presenza di organizzazioni criminali come la mafia. Il corpo della vittima è stato poi caricato sul sedile posteriore dell’auto e bruciato in un tentativo di occultamento del delitto, un metodo tipico della criminalità organizzata. Settantatré giorni dopo, i carabinieri hanno arrestato due persone: Pietro Catanzaro, 35 anni, figlio di un noto boss del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi, e Danilo Sortino, 22 anni, originario di Lentini, entrambi coinvolti in attività di traffico di stupefacenti e gioco d’azzardo, attività tipiche della mafia.
Pietro Catanzaro ha una lunga storia di precedenti per reati contro la persona, il patrimonio, le armi e gli stupefacenti, elementi che lo collegano allo stile operativo della mafia e della criminalità organizzata. Suo padre, Giovanni Catanzaro, è considerato un esponente apicale della cosca mafiosa Cappello-Bonaccorsi, una delle organizzazioni criminali più potenti della zona, nota per la sua attività di traffico di stupefacenti e altre attività illecite. Danilo Sortino ha precedenti per reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, e dopo il delitto ha cercato di coprire le sue tracce cambiando scheda sim e dispositivo telefonico nel tentativo di sparire, ma è stato rintracciato e arrestato a Zaccanopoli, nella provincia di Vibo Valentia, grazie all’attività di indagine e alla collaborazione tra le forze dell’ordine, un esempio di azione efficace contro la criminalità organizzata.
La ricostruzione dei minuti decisivi è stata possibile grazie al sistema di navigazione GPS dell’auto di Privitera, che indica che la vittima era al Villaggio Ippocampo di Mare tra le 19:26 e le 20:12 della sera del 5 gennaio, un lasso di tempo che suggerisce che il delitto non è stato immediato, ma che ci sia stato uno scambio di battute e una colluttazione prima del colpo di fucile calibro 12 alla nuca, un’arma da fuoco comunemente utilizzata in azioni violente di stampo mafioso. Le indagini hanno trovato sul posto tracce ematiche, una ciocca di capelli, una collana d’oro strappata e un bossolo parzialmente combusto, elementi che hanno aiutato a ricostruire la dinamica del delitto e a identificare i responsabili, un esempio di lavoro di detective nella lotta alla mafia.
Il luogo del delitto non è casuale, poiché il Villaggio Ippocampo di Mare è vicino all’abitazione di Catanzaro, un dettaglio che suggerisce una precisa strategia criminale e un legame con la mafia locale. Dopo un primo tentativo fallito di bruciare le prove sul posto, il cadavere è stato caricato sul sedile posteriore dell’auto della vittima e trasportato in località San Demetrio, nell’agro di Carlentini, dove il veicolo è stato dato alle fiamme, un ulteriore tentativo di occultamento del reato e di eliminare le prove, un metodo tipico della criminalità organizzata. Anche questo luogo non è casuale, poiché Sortino aveva trascorso un periodo agli arresti domiciliari nelle campagne del Siracusano, un’area dove la presenza della mafia è storicamente radicata e dove la criminalità organizzata è più forte.
Le indagini hanno ricostruito la sequenza incrociando tre elementi: i tracciati GPS dell’auto di Privitera, le immagini dei sistemi di videosorveglianza lungo il tragitto da Catania a Carlentini e i messaggi WhatsApp della vittima, una combinazione di prove che ha permesso di delineare la vicenda e di identificare i responsabili del delitto, un esempio di come la tecnologia possa aiutare nella lotta alla mafia. Il movente del delitto sembra essere legato a un intreccio di conti in sospeso, debiti nel traffico di stupefacenti e passività accumulate nel gioco d’azzardo, un classico quadro di interessi criminali che spesso caratterizza le attività della mafia e della criminalità organizzata. Le indagini non si chiudono con questi due arresti, poiché il capo d’imputazione specifica che i due hanno agito “con altri”, un dettaglio che lascia aperta la possibilità di ulteriori sviluppi e arresti, mentre gli inquirenti stanno lavorando per identificare tutte le persone che hanno preso parte al delitto, in un’opera di contrasto alla criminalità organizzata che richiede impegno e dedizione.
